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(di Nirvana Kucich Carion. Bolzano)

Nirvana verso Capo Nord

Nirvana verso Capo Nord

Siamo felici di riportare nel nostro sito il testo dell’intervento della socia Nirvana Kucich Carion, enunciato al Convegno “Rosa Camper 2009” che si è tenuto alla Fiera Internazionale del Plain Air di Rimini.

Un sentito ringraziamento all’autrice per l’invio di questa relazione che ci auguriamo sia motivo di riflessione per ogni camperista.

Nirvana Kucich Carion

Testo:

Chi dice camper dice…donna, chi dice donna in camper dice…tutto!

Con questa frase intendo riferirmi a quell’universo al femminile che viaggia, lavora, sogna e quindi vive in questo insieme di poliuretano, alluminio, viti e bulloni e che solo la sua mano riesce trasformare in casa viaggiante o, tecnicamente parlando, camper, veicolo ricreazionale .

Il plein-air al femminile, da un po’ di tempo a questa parte, ci fa conoscere la percentuale delle donne al volante del mezzo ricreazionale, delle donne che sanno mettere mano al motore e di quelle che disquisiscono senza problemi di cavalli, di potenza, di giri motore e di centraline elettroniche.

Noi tutte, suppongo, siamo soddisfatte dei “gradi” ricevuti, ma certamente e molte mie amiche camperiste ne converranno, non avvertivamo l’impellente necessità di questa investitura o piuttosto ulteriore responsabilità. Molte riviste del settore, sondaggi, diari di viaggi, la descrivono e la interpretano come segno dei tempi per far si che sentiamo più “nostro” il mezzo e per essere quindi considerate maggiormente protagoniste della vita quotidiana che in esso si svolge.

Sedute al volante ed attente alla strada, diamo un sensibile apporto in termini di condivisione dei ruoli, di scambio ed aiuto reciproco in seno alla coppia o alla comunità che in quel momento sta viaggiando con noi, ma ancora troppo spesso ci sentiamo osservate da quelle persone – purtroppo molte – che incontriamo e che ci guardano con uno sguardo interrogativo, misto tra il meravigliato ed il pensieroso e che pronunciano la fatidica frase: ” ma tu… guidi il camper???

Il fatto di porsi alla guida del proprio mezzo è solo l’immagine più immediata e vagamente intrisa di un logoro femminismo datato anni 70 ed ormai fortunatamente in gran parte superato, che salta agli occhi di un pubblico piuttosto superficiale ancora fermo alla dicotomia classica che contrappone “LUI“ a  “LEI” per ciò che concerne il lavoro e le quotidiane responsabilità della vita sul mezzo ricreazionale.

Se, in seguito ad una scelta a carattere personale, dovessimo decidere che la guida non sia affar nostro, ma del nostro partner, non vogliamo sentirci né erroneamente sminuite, né sottovalutate. Non è certo la qualifica di autista del camper che influenza il nostro modo di essere, di interagire con i familiari o con il gruppo nel momento della vita en plein air.

Nirvana in viaggio verso la Norvegia

Concentrando ora il discorso sull’ “affare” camper sin dal momento del suo acquisto, o dell’ipotesi di acquisto, sembra abbia a che fare solamente con le frasi stereotipate del venditore che, prima invita alla prova della comodità dei sedili ergonomici, poi fa testare la stabilità del mezzo e ci informa sulle sue dimensioni e prestazioni in rapporto al “famigerato “ peso, facendo apparire il camper come un freddo abitacolo motorizzato. Ed è invece, fin da questo primo approccio che la nostra vivace creatività, seguendo una logica mentale a carattere del tutto femminile dove il senso delle proporzioni, delle misure, delle capienze, ci consente di predisporre quasi immediatamente l’allestimento personalizzato all’interno del mezzo. Il tutto avviene con la massima naturalezza.

Non facciamo sfoggio delle insite capacità femminili nel rendere vivo e funzionale il tale mobiletto, di elaborare la sistemazione di quell’anfratto apparentemente inutilizzabile, ma pensiamo saggiamente a come sia possibile ottimizzare tutti gli spazi.

Le voci accanto a noi continuano a risuonare come in una lunga litania, mentre il nostro sguardo e soprattutto la nostra immaginazione, sono già andati oltre, sono arrivati al clou: quel camper è già diventato il nostro camper, lo vediamo già in strada a percorrere i km di asfalto o di sterrato, che ci condurranno fino a raggiungere le mete da tempo cercate ed ambite.

L’elaborazione di questo progetto che ha preso pian piano forma nella nostra mente, è passata inosservata a coloro che ci circondano e che rimangono immersi tra le verifiche sulla capacità del serbatoio, sulla funzionalità del webasto o del Kit Bleu… mentre noi continuiamo a macinare soluzioni, idee e progetti sia a breve che a lungo termine. Non abbisogniamo del pubblico, dei suoi consensi opportunistici, noi sappiamo già dove intendiamo arrivare e come intendiamo arrivarci…è solo questione di rifiniture e di tempo!


Se esiste un momento tipicamente femminile del plein-air, questo lo si riscontra nel viaggio vero e proprio, durante il quale si evidenziano maggiormente le nostre peculiarità. Di esse non ne facciamo una bandiera da sventolare per accattivarci simpatie e consensi, ma le trasmettiamo al nostro “gruppo”, con la naturalezza e la semplicità di chi svolge il proprio compito, con la provata oculatezza che da sempre le donne intendono esprimere.

Possiamo parlare quindi dell’abilità nello stivaggio; del ritrovamento di ciò che ci serve senza rovistare all’impazzata all’interno dei mobiletti; dello sguardo rapido e competente alle possibili aree per una veloce sosta e, non ultima, della capacità di trovare immediatamente una segnalazione stradale consultando la carta geografica in una battaglia continua – e spesso vincente – con la voce metallica e priva di sentimento del navigatore satellitare!

Sedute accanto al guidatore, nel quanto mai difficile ed impegnativo compito di passeggero, dobbiamo essere in grado di riuscire a svolgere in contemporanea una miriade di compiti, l’ uno diverso dall’altro. Siamo seriamente e costantemente impegnate a controllare gli assetti interni del mezzo, a fotografare, riprendere con la telecamera, consultare guide, fare da speaker all’autista raccontando anche quello che non può vedere perché impegnato al volante, commentare gli avvenimenti, i panorami, per non farlo cadere in quei bui momenti di appannamento ed essere pronte al momento della sosta a collaborare, con molta, ma molta pazienza alle canoniche operazioni di stazionamento e livellamento del camper.

Quasi sempre riusciamo – od almeno ci impegniamo con serietà a farlo – nel ricomporre questo mosaico di mansioni, dando forma alla nostra dimensione di compagna, madre, amica.

Per fare ciò ogni donna ha bisogno del proprio spartito – il camper – su cui comporre la sua personalissima sinfonia nota per nota, che una volta ultimata verrà suonata, grazie all’apporto dei compagni di viaggio, leggera ma coinvolgente e talora travolgente.. e dopo?

Dopo lasciamo spazio a tutta la nostra fantasia ed all’ESPRESSIONE LIBERA DELLE DOTI DI FEMMINILITA’, di modo che il viaggio, la sosta ed il meritato e conquistato relax, siano realmente l’espressione di quanto la donna da sempre è in grado di dare in ogni momento, giostrando abilmente tra atteggiamenti convenzionalmente riconosciuti ed abilità manageriali.

La nostra abilità infatti, sta proprio nel voler controbattere alcune stantie convenzioni, ma non in base ad un mal celato spirito di emulazione del nostro compagno, quanto per rendere conto a noi stesse in primo luogo e agli altri poi, che con il nostro impegno, la nostra arguzia, saremmo in grado di svolgere anche molte altre mansioni inerenti al camper, che per mancanza di tempo e/o per non interferire nelle altrui incombenze – affinché ognuno abbia i propri spazi – solitamente non intendiamo svolgere. Tutto il resto a cui ho accennato, per noi è normale vita di camper.

Non ci sembra di fare nulla di eccezionale: lavoriamo, parliamo, amiamo, viviamo con la naturalezza di sempre, con i nostri momenti si ed i nostri momenti no, nella quotidianità del plein air.

Nirvana con il marito Vitto in posa durante il viaggio

Non cerchiamo ulteriori gratificazioni, non è questo il nostro spirito, non fa parte del nostro modo di operare e di confrontarci con gli altri, siamo consapevoli della nostra forza e del ruolo di donna, che il camper stesso ci assegna. Questa consapevolezza, che naturalmente ci inorgoglisce e ci appaga, è sempre posta in maniera tale da renderci protagoniste attive e presenti della vita dell’abitar viaggiando, in una continua interazione con gli altri elementi che compongono il nostro equipaggio, con le situazioni incombenti, con i mutamenti di programma e perché no di …umore!

Le molteplici situazioni che la vita ci pone innanzi, a volte possono portare anche alla forzata assenza della componente femminile nel camper. Ne abbiamo alcuni esempi anche nel nostro Club, ma l’essenzialità femminile prende ugualmente corpo e si fa sentire proprio in quelle situazioni in cui spesso il suo ricordo rimane realisticamente vivo e quanto mai presente.

Se a “governare” il camper è una donna rimasta sola, dopo un iniziale smarrimento, molto spesso con coraggio e tenacia, essa sa riprendere saldamente in mano le redini della situazione, pronta ad affrontare nuovi itinerari e nuove scoperte, ovviando a qualche lieve disagio di carattere meccanico o di sicurezza con opportuni consigli, per il resto nulla le è precluso. Mi fa piacere a questo proposito ricordare che nell’ultimo viaggio al quale ho partecipato che aveva come meta Capo Nord, era presente proprio un equipaggio composto da due signore che si sono districate egregiamente nel percorrere i quasi 10.000 km, che solo in un’occasione hanno dovuto necessariamente ricorrere alle “ cure “ di una officina meccanica ed una volta superato il problema, si sono nuovamente accodate al gruppo per completare con serenità la loro vacanza.

Volendo, come ultima considerazione, tirare le somme di quanto fino ad ora, le mie riflessioni sul tema “quando il turismo itinerante è donna” mi hanno portato ad esprimere, potrei predisporre un mero elenco del professionismo al femminile in camper che spazierebbe dall’ architetto all’arredatore, dal medico al psicoterapeuta, proseguendo poi con il meccanico, il cuoco, il fotografo, l’insegnante, l’ animatore…

Ricordo ancora con gran simpatia iniziative messe in atto e portate egregiamente a termine in diversi tour, dal gruppo veramente compatto delle signore, come il preparare alacremente, tutte assieme, quasi 300 palacinche – ovvero omelette – a conclusione del viaggio in Croazia, o nel vedere in diverse occasioni, tutti i mariti “ spediti”- quasi in una storica processione – a lavare i piatti con grembiule, detersivo e straccio sotto lo sguardo vigile ed attento delle rispettive consorti !!!

A parte i diversi momenti simpaticamente goliardici inventati dalla nostra sempre fervida e prolifica fantasia – e chissà quanti le signore qui convenute sarebbero in grado di raccontarne – questi potrebbero essere senza dubbio i punti fermi che caratterizzano l’abitar viaggiando al femminile del giorno d’oggi del quale se ne è sempre parlato, come dato di fatto come mansioni tipicamente femminili, senza mai prescindere dalla loro indiscussa importanza.

Guardandomi intorno e ripensando quindi anche alle mie recenti esperienze di viaggi in gruppo, mi sento di ribadire ancora una volta, l’essenzialità e la duttilità del nostro ruolo, non per effimera vanagloria, ma per aver toccato realmente con mano ognuno di questi aspetti ed è per questo motivo, ne sono convinta, che tutta la struttura vitale del camper stesso risentirebbe della mancanza, seppur temporanea, della presenza femminile.

La donna camperista oggi vive la sua realtà in maniera dinamica e scattante, pronta ad iniziare nuove avventure, a lanciarsi su strade nuove anche se tortuose ed impervie, ma intende svolgere tutti i suoi preziosi e quanto mai indispensabili compiti, sempre in stretta, concreta e fattiva collaborazione con il proprio partner, o con le altre persone che comunque compongono il suo equipaggio, sia nel viaggio solitario, che partecipe in un gruppo, perché … nessuno può fare nulla da solo !

Bolzano, 03/03/2009

Nirvana Kucich Carion- BZ