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(di Fabio Martorano)

Sono in tanti, ognuno alle prese con sogni, virtù, problemi e tanta voglia di vivere. Grazie al camper molti dei nostri soci hanno la fortuna di sentirsi sempre giovani, autonomi, dinamici. Questo “elisir di vita” viene implementato però oggi da altre attività, cariche di affetti ma anche di impegni e di responsabilità a tempo pieno: figli da supportare, nipotini da gestire, genitori da accudire. Tra gioie e rinunce, questo esercito di nonni “ragazzoni” si sta dimostrando l’unico vero e autentico tesoretto del nostro tessuto sociale.

Mi è capitato spesso in questi mesi di organizzazione dei raduni di sentirmi dire: “Ci verrei volentieri, ma non posso…”. Strano a dirsi, ma i più impegnati sono proprio loro: i pensionati. O meglio, i nonni camperisti. Ho ascoltato con attenzione le loro motivazioni e mi sono reso conto che sono divenute persone speciali e preziose. Si fanno in quattro per essere d’aiuto a figli, nipoti e a genitori anziani. Ho fatto una ricerca e mi sono reso conto che questa terza età è divenuta un pilastro, un sostegno indispensabile della nostra società. Oltre a rappresentare una sicurezza affettiva, i nonni sono fonte economica e garanzia per i figli.

Uno studio recentissimo, citato su Repubblica, svolto dal Cerm, in collaborazione con il Censis e con l’Osservatorio per la Terza Età, sostiene che i nonni rappresentano un tesoretto da 8 miliardi di euro a favore delle giovani famiglie italiane. Il 42% di esse fa ricorso sistematico al loro aiuto. Una nonna su tre torna a fare la mamma e a dedicarsi a tempo pieno ai propri nipoti. Il marito invece funge anche da supporto, accompagnatore, compagno di giochi e uomo risolvitutto.

Un patrimonio fattivo e affettivo dunque indispensabile per crescere e per rapportarsi con la vita. “I bambini senza nonni non possono imparare cosa sia l’amore a cerchio di vita, dell’infanzia e della vecchiaia che si compenetrano” (Giorgio Bocca). Occorre pertanto distinguere l’affetto fra nipoti e nonni da quello fra figli e genitori. Quest’ultimo è troppo diverso: più possessivo, esigente, nevrotico, ansioso. Ai nonni indubbiamente piace stare con i piccoli. Li fa sentire meno anziani, più utili, più autosufficienti, più felici. Pare proprio che per loro il contatto e l’impegno sia un antidoto contro monotonia, depressione e solitudine. Ne fuoriesce un rapporto che crea benessere e offre stimoli e ricchezza interiore. Ricevono dai piccoli e dalla gratitudine dei figli. Al contempo trasmettono affetto e quel che più conta, insegnano i valori della vita secondo esperienza e saggezza. Ma il tesoretto comprende molto di più ancora: l’aiuto per la rata dell’auto o del mutuo per la casa; la spesa che sempre aiuta e contribuisce; gli inviti a pranzo, i regali utili…

Secondo la Federanziani, tutto ciò crea un risparmio per le giovani famiglie che arriva in media ai 3.000 euro annui. E nonostante le striminzite pensioni, i nonni rinunciano per dare a figli e nipoti quanto più sia loro possibile. E statistica vuole che se potessero contare su qualche aumento economico, lo dedicherebbero sempre a loro. A risentirne è il tempo per se stessi: i nonni trovano sempre meno spazio per la loro vita di coppia, per la loro privacy. “Pazienza”, – pare mi dicano – “abbiamo altro e di meglio da fare”.

Una volta i giovani dovevano cavarsela da soli. Le mansioni erano bene distinte fra il marito e la moglie. Oggi il lavoro  e il livello di benessere obbliga  la coppia a rivedere gli stili di vita. Per la donna, in particolare, sono dolori.  Intanto il camper, là fuori, scalpita. Si dichiara pronto anche solo per un semplice fine settimana. Il nonno forse sarebbe d’accordo, ma la nonna ???………

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